di Morena Servidei
C’è una cosa che amo profondamente: le storie.
Hanno un potere incredibile. Possono farci viaggiare, farci ridere, commuovere, capire cose nuove… ma soprattutto possono farci sentire parte di qualcosa. E questo, per me, è il cuore dell’inclusione.
A Napoli le storie non mancano.
Le trovi nei vicoli, nelle chiese, nei palazzi, nelle voci della gente, persino nei muri scrostati dei quartieri antichi. Napoli non è solo da guardare: è da ascoltare, da toccare, da vivere. È un racconto vivo che si muove tra passato e presente, tra arte e vita quotidiana.
E allora la domanda che mi faccio è: come possiamo fare in modo che questo racconto arrivi davvero a tutti?
La risposta, almeno per me, sta nello storytelling inclusivo.
Raccontare significa aprire una porta
Quando raccontiamo una storia, stiamo dicendo a qualcuno:
“Vieni, siediti accanto a me. Questo è anche per te”.
Non conta se quella persona vede, sente, cammina, capisce o comunica in un modo diverso dal nostro. Le storie sono ponti. E i ponti, per essere solidi, devono essere costruiti pensando a tutti quelli che li attraverseranno.
Nei documenti che abbiamo studiato e nei progetti portati avanti da Delante, è chiarissimo:
quando l’accesso alla cultura viene pensato solo per alcuni, quella non è cultura… è esclusione.
E non ce lo possiamo più permettere.
Nuovi occhi, nuove mani, nuove possibilità
Lo storytelling inclusivo significa cambiare prospettiva.
Guardare Napoli con “nuovi occhi”.
E raccontarla anche con “nuove mani”, come quelle che parlano con la Lingua dei Segni.
Significa spiegare una storia non solo a parole, ma anche con immagini, video in LIS, descrizioni semplici, percorsi adatti, suoni chiari, testi accessibili.
Significa ricordare che non tutti leggono allo stesso modo, non tutti ascoltano allo stesso modo, non tutti immaginano allo stesso modo.
E non è un limite.
È un arricchimento.
Perché quando una storia diventa davvero per tutti, diventa più bella. Più umana. Più vera.
Napoli è già un racconto… noi dobbiamo solo renderlo accessibile
Se ci pensiamo, il Centro Storico è già una sceneggiatura pronta:
– i decumani greci,
– le chiese barocche,
– i presepi artigianali di San Gregorio Armeno ,
– i colori, gli odori, le contraddizioni che convivono nelle stesse strade.
Delante nasce proprio per questo: per permettere a chiunque di entrare in questo racconto senza ostacoli.
Attraverso tecnologie come i video in LIS, la realtà aumentata, i QR Code che traducono i contenuti in modo immediato per le persone sorde .
Attraverso progetti come SegnoConnect, che mette in contatto chi comunica in LIS con servizi pubblici e privati senza più barriere .
Attraverso guide, attività culturali, percorsi pensati anche per chi vive una disabilità cognitiva, sensoriale o emotiva.
Perché nessuno deve sentirsi “fuori posto” quando si parla di cultura.
Una storia è inclusiva quando fa sentire tutti protagonisti
Alla fine, la verità è semplice:
una storia non serve a niente se non raggiunge chi la ascolta.
E allora lo storytelling inclusivo non è solo una tecnica, è una scelta:
– di rispetto,
– di cura,
– di bellezza condivisa.
È un modo di dire alla città e alle persone:
“Tu conti. Tu meriti di capire. Tu meriti di esserci.”
E noi, come Delante, vogliamo raccontare proprio questo
Vogliamo raccontare Napoli in modo che tutti possano viverla.
Vogliamo farlo con parole semplici, con immagini, con mani che parlano, con tecnologie che uniscono, con emozioni che non hanno bisogno di spiegazioni.
Vogliamo creare storie che non lascino nessuno indietro.
Che non dividano, ma che avvicinino.
Che facciano entrare tutti nello stesso abbraccio: quello della nostra città.
Perché l’inclusione non è una teoria.
È un modo di raccontare.
E soprattutto, è un modo di amare.
